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Il patrimonio librario dei gesuiti

Oriana Cartaregia

Il primo catalogo della Biblioteca Universitaria di Genova fu redatto sotto l’attenta direzione del dotto Gaspare Luigi Oderico in due copie, una in folio piccolo (300×210 mm), l’altra di formato in folio grande (420×285 mm).

Il catalogo più piccolo non ha subito nel tempo aggiunte e correzioni ed è pertanto l’unico testimone di quanto del patrimonio librario originale dei gesuiti genovesi e liguri fu “ereditato” dalla Repubblica. I quattro volumi sono rilegati in mezza pelle e carta marezzate e a fiorami. La scrittura, ordinata e regolare, è attribuibile ad almeno due mani differenti.

Un primo approccio al catalogo ci permette di rilevare alcuni dati e di tentare alcune timide riflessioni. Le “voci” presenti nel catalogo sono più di 22.000, ma non corrispondono in realtà a un pari numero di volumi, perché almeno il 43,6% delle segnalazioni, dovendo il catalogo essere uno strumento di sussidio didattico, si riferiscono alle opere più che alle edizioni, riportando spesso citazioni di lavori contenuti in opere di erudizione, massimamente del XVIII secolo, quali quelle di Jean Mabillon, di Antonio Ludovico Muratori, di Ferdinando Ughelli, di Giovanni Poleni e di J. Georgius Graevius, anch’esse puntualmente segnalate.

È quindi lecito pensare che il numero reale delle edizioni si aggirasse intorno alle 12.000 unità per un totale di circa 18.000 volumi. Proiezione, basata sullo studio del 27% delle voci, che conferma l’impressione che la biblioteca del collegio, al momento della sua apertura al pubblico, fosse fra le più consistenti fra tutte quelle presenti sul territorio ligure, calcolando anche l’imponenza patrimoniale della Biblioteca Franzoniana, altro storico istituto bibliografico cittadino.

Gli scaffali, o scansie, erano nominati con una lettera dell’alfabeto latino, singola per il piano inferiore e doppia per quello superiore.

Le segnature con lettera singola andavano dalla A alla K (saltando però la lettera I), più lo scaffale dei “preziosi” [X: conteneva 78 opere]; quelle con lettera doppia dalla AA alla MM, per un totale di dieci scansie al piano inferiore e di undici al piano superiore.

Questi dati corrispondono perfettamente alla pianta, presente nel manoscritto Villa e collegio di San Girolamo dei gesuiti in strada Balbi di Genova  di Giacomo Brusco (BUG, Ms. D.X.4) , che “fotografa” dall’alto la situazione della sala nell’anno 1773, che continuò ad essere valida anche dopo il raddoppio in altezza, operato nel 1778.

Allo stato attuale della ricerca possiamo trarre alcuni dati sulla base di un campione di circa il 27% delle voci del catalogo.

•¨      Le opere segnalate, e quindi presenti nella biblioteca, fanno riferimento ad edizioni del XV secolo per lo 0,9%, del XVI secolo per il 25,20%, del XVII secolo per il 48,15% e del XVIII secolo per il 24,24%. Lo 0,6% delle voci si riferisce poi ad opere manoscritte, che quando venivano considerate di particolare pregio erano collocate nello scaffale contrassegnato dalla lettera X.

•¨      Sul lato sinistro delle voci del catalogo veniva inserita una lettera P[roibito] per segnalarne l’eventuale messa all’Indice. Nel catalogo si contano 320 opere segnalate come proibite.

•¨      Anche se non mancano espressioni nelle lingue vernacole possiamo dire che la lingua del catalogo è ancora prevalentemente il latino.

•¨      Le opere sono elencate in massima parte in ordine alfabetico per autore o per titolo. A questo criterio però, veniva in alcuni casi aggiunto un sistema che oggi definiremmo per “soggetto” e anche un metodo simile alla nostra “intestazione uniforme”. Alcune voci infatti raggruppano opere che si riferiscono ad argomenti considerati particolarmente importanti e la cui identificazione doveva essere immediata e veloce.

Come erano sistemati i libri negli scaffali?

I libri erano collocati, anche se per noi oggi risulta difficile riconoscerne le coordinate precise, secondo la materia contenuta, ma anche secondo criteri di praticità di consultazione e di formato dei volumi.

Alle ordinate regole della Ratio studiorum fecero sicuramente un costante riferimento i padri gesuiti genovesi nella scelta delle opere presenti nella “Libraria”.

Per lo studio della grammatica latina, le opere erano sistemate soprattutto nella scansia BB; la grammatica greca veniva insegnata sulle opere di Varennio, Urbano, cioè Urbano Bolzanius, e N. Clenardo, tutte inserite nello scaffale CC, insieme alle edizioni per le letture greche di autori letti sia in greco sia in latino e, in qualche caso, anche in edizioni volgarizzate.

Gli studi di diritto, che si basavano soprattutto sullo studio del diritto romano, sono rispecchiati nel catalogo settecentesco da 14 voci riguardanti il Corpus Iuris civilis, mentre per il diritto canonico abbiamo contato, sotto “Decretales” e “Justinianus”, 20 voci. Naturalmente al Corpus e alle opere di commento vanno aggiunte quelle di molti giuristi fra le quali non potevano mancare i trattati riguardanti i cambi e l’usura, e gli atti papali, ordinatamente registrati sotto il nome di ogni singolo pontefice, soprattutto nelle scansie GG e II.

Filosofia e matematica erano studiate sull’opera di Aristotele, Platone, Euclide, Archimede, Tolomeo, Avicenna, Oronce Finé, Ioannes de Monteregio e Ioannes de Sacrobosco e anche di Cartesio,. Nella biblioteca non mancavano anche le opere di alcuni fra i più famosi matematici gesuiti.

Gli studi teologici, di storia della chiesa, di agiografia e di trattatistica per l’edificazione degli ecclesiastici, avevano, come è ovvio, un ruolo preminente e soprattutto le scansie del piano inferiore A-G, quelle che consentivano una consultazione più pratica, erano ricolme di tutte le edizioni necessarie alle letture di alunni, professori, predicatori e studiosi.

Particolare rilievo ha poi, sia per numero che per qualità, la presenza di opere di antiquaria. Il cospicuo nucleo di grandi repertori e di prestigiose edizioni illustrate, già presente nel più antico e integro catalogo della Biblioteca della Pubblica Università, ebbe sicuramente origine dalla personale passione di Gaspare Luigi Oderico e trovò ulteriore impulso con l’incremento delle raccolte negli anni successivi.


SCHEDE CATALOGRAFICHE

Giacomo Brusco, Villa e collegio di San Girolamo dei gesuiti in strada Balbi di Genova

GESUITI, Ratio atque institutio studiorum Societatis Iesu

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