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POLICROMIA E USO DEL COLORE IN LIGURIA

La scelta del tema è scaturita da una delle peculiarità per le quali la Liguria maggiormente si caratterizza, il colore. Un colore che si applica alle realtà e ai materiali più diversi, e proprio dalla polimatericità d’impiego trae fascino e suggestione.

The choice of the topic is suggested by one of the most impressive features for Liguria, the color. The color, in effect, concerns  materials and evidences totally different, and in fact through the  combination of different materials it becomes  charming.

Elena Calandra


CASI STUDIO IN LIGURIA

Elena Calandra

Il percorso si apre con una testimonianza di epoca romana, nella villa del Varignano Vecchio presso Porto Venere (La Spezia), e continua con le facciate dei palazzi genovesi, abbellite da effetti di  trompe l’oeil evocativi di architetture, mentre gli interni rivelano sperimentalismi tecnici vagliati attraverso i restauri; i marmi colorati, provenienti in parte dalla stessa regione e in parte esito di ricchi scambi commerciali, impreziosiscono le chiese. Al tempo stesso, il plurisecolare magistero tessile della Liguria offre raffinati esempi di compenetrazione fra tessuto e materia cromatica. In chiusura, la riflessione sulla preparazione della biacca nell’Ottocento segna il passaggio dalle produzioni artigianali a quelle industriali.

The route opens with some evidences of the Roman period, in the villa located in Varignano Vecchio, close to Porto Venere (La Spezia), and continues with the facades of the Genoese palaces, embellished by  trompe l’oeil effects, which evoke architectures, while the  interiors reveal technical experimentations that are analysed through the restorations; the colored marbles, coming in part from the same region and partly as a result of rich commercial exchanges, embellish the churches. At the same time, the very ancient textile tradition of Liguria offers fine examples of fusion between the fabric and the chromatic matter. In closing, some remarks to the preparation of the white lead in the XIX century shows the transition from craft production to the industrial one.


Facciate dipinte a Genova: una schedatura fotografica
Elena Calandra, Giorgia Teso
Il punto di partenza per questo lavoro è rappresentato dalla schedatura offerta dal catalogo della mostra Genua Picta. Proposte per la scoperta e il recupero delle facciate dipinte (Genova 1982), … Leggi


La rubricatura dei pavimenti cementizi in laterizio della villa romana del Varignano Vecchio (Porto Venere – SP)
Lucia Gervasini

Già nelle fasi più antiche la villa si caratterizza per la particolare cura nella decorazione: in particolare, i pavimenti cementizi in laterizio riferibili alla fase degli ultimi decenni del II secolo a.C. e quelli attribuibili al rifacimento degli inizi del I secolo a.C. presentano tracce di rubricatura, pellicola compatta e liscia di colore rosso scuro, che aveva funzione sia protettiva sia decorativa.

From the oldest phases the villa is characterized by the particular care in decorations: in particular,  the brick cement floors that can be attributed to the phase of the last decades of the II century b.C. and those that can be referred to the remaking in the beginning of the I b.C. show traces of “rubricatura”, a compact and smooth film of a dark red color, which had both a protective and a decorative function.

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Passione in blu
Marzia Gallo

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha recentemente acquisito la serie dei teli raffiguranti Storie della Passione dipinti in bianco su fondo in tela (probabilmente di lino e cotone) tinti in blu; la nuova acquisizione costituisce un importantissimo arricchimento al patrimonio artistico della Liguria. I teli possono essere divisi in tre gruppi, il primo databile al 1538, il secondo quasi coevo, il terzo collocabile fra il XVII e il XVIII secolo. Questa serie, originariamente conservata presso l’Abbazia di San Nicolò del Boschetto a Genova, è attualmente esposta al Museo Diocesano di Genova (www.diocesi.genova.it/museodiocesano), nell’ambito della mostra “Passione blu dall’azzurro al jeans”.

The Ministero per i Beni e le Attività Culturali has recently acquired the series of clothes representing Tales of the Passion painted in white on a cloth background (probably linen and cotton) dyed blue; the new acquisition is a very important enrichment to the artistic heritage of Liguria. The painted clothes can be divided into three groups, the first dating back to 1538, the second nearly coeval, the third placed between the XVII and the XVIII century. This series, originally at the Abbey of St. Nicolò del Boschetto in Genoa, is now exposed at the Diocesan Museum of Genoa (www.diocesi.genova.it/museodiocesano) as part of the exhibition “Passione blu dall’azzurro al jeans”.

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Stesure a tempera su sfondi colorati: i blu e i verdi. Esempi in Liguria fra XV e XVII secolo.
Stefano Vassallo

L’uso di applicare stesure a tempera verdi e blu su fondi colorati è di antica origine. La necessità di creare delle basi colorate ad affresco, preliminari all’applicazione di determinati pigmenti che per natura chimica e per resa cromatica si prestavano ad essere applicati a tempera, si era già manifestata nel Medioevo. In quell’epoca per gli azzurri la base poteva essere rossa (morellone) o nera, mentre per i verdi si prediligevano basi nere.
Lo sfondo colorato serviva per “rinforzare” la tonalità cromatica, che quindi raggiungeva una particolare intensità anche senza applicare notevoli spessori di materia.
Queste procedure tecniche non vengono abbandonate nel XVI secolo,  ma soltanto riadattate alle nuove esigenze di espressione artistica e decorativa; contemporaneamente appaiono le evoluzioni tecniche che poi si svilupperanno più compiutamente nel corso del XVII secolo fino al completo abbandono del retaggio tecnico ancora di origine medievale.

Si affrontano esempi relativi ai dipinti su tavola, ai soffitti lignei, ai marmi colorati, agli affreschi.

The use of spreading green and blue tempera on coloured backgrounds has an ancient origin. The need to create colourful fresco basis, preliminary to the application of certain pigments, which due to their own chemical nature and colour rendering were suitable to be applied with the tempera technique, was already known in the Middle Ages. At that time the blue base could be red (“morellone”) or black, while for the greens, black bases were privileged.
The background color was used to “reinforce” the chromatic tonalities, which then reached a particular intensity even without applying considerable thickness of matter.
These technical procedures were not abandoned in the XVI century, but only adapted to the new requirements of a decorative and artistic expression: at the same time, some technical evolutions appear: they will develop more completely during the XVII century until the complete abandonment of the technical Medieval heritage.
Examples of paintings on wood, wooden ceilings, colored marbles and frescoes are discussed.

Stesure a tempera su sfondi colorati: i blu e i verdi. Esempi in Liguria nel XV secolo. Dipinti su tavola, soffitti, marmi.
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Stesure a tempera su sfondi colorati: i blu e i verdi. Esempi in Liguria nel XVI secolo. Affreschi.
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Stesure a tempera su sfondi colorati: i blu e i verdi. Esempi in Liguria nel XVII secolo. Affreschi.
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Tipologie di marmi policromi utilizzati in Liguria fra XVI e XVIII secolo
Roberto Santamaria

La necessità di impiegare in abbondanza i marmi colorati nell’edilizia pubblica, religiosa e civile, di Genova, promuove l’individuazione di cave nel territorio circostante, nelle zone di  Portovenere, di Levanto, della Val Polcevera, di Pegli e di Sestri Ponente. A Genova peraltro continuano ad arrivare i marmi “stranieri”, su cui i genovesi detengono una sorta di monopolio commerciale: i bianchi, i grigi e la breccia violacea di Seravezza (comprensorio apuano), il broccatello di Spagna (da Tortosa), il diaspro rosso di Sicilia, la breccia d’Arzo (dalla zona di Lugano), il rosso di Caunes (sud della Francia). 

The need to employ  plenty of colored marbles in the  public, religious and civil buildings of Genoa,  encourages the identification of quarries in the surrounding areas of  Portovenere, Levanto, Val Polcevera, Pegli and Sestri Ponente. In Genoa, however,  “foreign” marbles continue to arrive, on which the Genoese have a sort of trade monopoly: the white and the grey marbles and the purple “breccia”of Seravezza (Apuan area), the broccatello of Spain (from Tortosa), the jasper red of Sicily, the “breccia” of Arzo (from the area of Lugano), the red of Caunes (southern France).

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Uso e commercio della biacca a Genova nel XIX secolo
Caterina Olcese Spingardi

La biacca genovese, estratta dal piombo, nell’Ottocento è un prodotto di notevole rinomanza, al punto che manifatture liguri sono premiate alle esposizioni universali. Si tratta di opifici di piccole dimensioni, che impiegavano sei-otto operai ciascuno, salvo le tre fabbriche maggiori che occupavano in tutto novanta persone; erano ubicati soprattutto nel Ponente, da   Sampierdarena a Varazze, ma anche nel Levante di Genova, ad Albaro. Le fabbriche liguri soccombono alla concorrenza delle industrie inglesi e tedesche: l’ultima chiude nel 1910.

The Genoese ceruse, extracted from lead, in the XIX century is a product considerably renown, to the point that Ligurian manufactures are rewarded at universal exibitions. They were small factories, which employed six to eight workers each, except for the three largest ones, employing ninety people all together; they were located mainly in the Western part of Liguria, from Sampierdarena to Varazze, but also in the Eastern part of Genoa, in Albaro. Ligurian factories closed in consequence of the competition caused by the British and German industries, the last one in 1910.

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INTERVENTI DI APPROFONDIMENTO

Elena Calandra

Policromia e uso del colore vanno proiettati su un livello più elevato: per questo si propongono alcune riflessioni sulla policromia e sull’uso del colore in generale, guardando al mondo antico e medievale e alle esperienze a esso collegabili.

Polychromy and color use have to be seen on a higher level: and for this reason some observations are proposed  about the polychromy and the use of color in general, looking at the ancient and medieval world and the related experiences.


Il complesso di marmi da Ausculum
Angelo Bottini – Elisabetta Setari

Alcune brillanti operazioni, di natura sia giuridico-diplomatica che investigativa hanno permesso, nel corso degli ultimi anni, di ricomporre quanto sopravvissuto ad una serie di vicissitudini di uno straordinario complesso di manufatti in marmo, tornato in luce ad opera di scavatori di frodo verso il 1976-78 nel territorio di Ausculum (oggi Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, nel cui museo sono ora esposti), celebre per aver dato il nome alla battaglia del 279 a.C. fra Pirro ed i Romani […]

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Kapoyt/Blue: tracing the armenian history of a colour
Marco Bais

Lo studio si apre con un’analisi della semantica del termine armeno kapoyt, blu, passando al vaglio le sue occorrenze nei testi, con speciale attenzione per i diversi ambiti d’uso della parola: attributo di elementi naturali (laghi, mari, cielo ecc.) e di indumenti, sintomo di una patologia, caratteristica di pietre preziose, elemento costitutivo di toponimi (oronimi, nomi di fortezze, di monasteri, oltre che, naturalmente, di laghi e fiumi). Ampio spazio si è dato all’individuazione delle valenze metaforiche del blu nella tradizione armena, evidenziandone l’impiego in relazione a sentimenti di invidia e gelosia o al dolore. La seconda sezione dello studio tratta del blu come mezzo di espressione artistica. Da una parte se ne mette in luce il simbolismo, in particolare nelle riflessioni sull’estetica del colore in chiave cristiana di alcuni autori armeni medievali. Dall’altra, si passano in rassegna i diversi tipi di pigmento, minerale e organico, usati dagli artisti armeni in varie epoche e nelle differenti scuole, facendo riferimento ai manuali per la produzione dei colori e al commercio delle sostanze coloranti, come ad esempio l’indaco, commerciato dai Genovesi in Anatolia, attraverso il Regno armeno di Cilicia, come attesta il Privilegio di re Lewon II ai Genovesi del 1288, custodito all’Archivio di Stato di Genova.

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Polychromy in the ancient sculpture – La policromia nella scultura antica
Kenneth Lapatin

La policromia caratterizza la scultura nella maggior parte delle società antiche, della Mesopotamia, dell’Egitto, dell’Egeo nell’età del Bronzo, fino ai Greci, agli Etruschi, ai Romani. Essa è dettata da istanze tanto mimetiche quanto simboliche, ed è nota, allo stato attuale, attraverso vari ordini di conoscenze.

Esse si basano infatti sull’evidenza fisica, ossia sulle scarse tracce dei pigmenti, sulla documentazione letteraria ed epigrafica, e sulle raffigurazioni di statue nella pittura, murale e vascolare, e nei mosaici, e anche nelle monete e nelle gemme.

La policromia consta anche di un altro aspetto, la polimatericità, che conosce attestazioni elevatissime in ambito greco con la statuaria criselefantina, composta cioè d’oro e d’avorio. L’effetto cromatico complessivo rendeva le statue aderenti al vero, il che conferiva a esse, secondo il canone estetico della civiltà classica, un valore indiscusso.

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The study of ancient sculptural polychromy – an historiographical introduction
Jan Stubbe Ostergaard

Sin dal momento del risveglio dell’interesse per le antichità, nel Duecento, alla scultura è collegata l’idea del bianco, che permane nel Rinascimento, confermata dall’apparente mancanza di colore delle sculture maggiormente ammirate. Questo approccio conosce il punto di formalizzazione con Winckelmann, per il quale il bianco incarna l’ideale di perfezione estetica ed etica. La poetica del bianco nella statuaria prevale dunque a lungo (nonostante che le fonti antiche parlino dell’uso del colore), e si incrina agli inizi dell’Ottocento con la scoperta dei marmi di Egina.

Il punto di svolta nella riflessione metodologica è rappresentato da Quatrèmere de Quincy, sì che la nuova visione si impone progressivamente alla metà del secolo, conoscendo un’impennata negli anni Ottanta dell’Ottocento, grazie alla scoperta delle sculture arcaiche sull’Acropoli di Atene.

Gli anni 1900-1939 vedono la scultura classica come modello, con il prevalere, in senso estetico, del funzionalismo, e, in senso politico, del nazismo e del fascismo: questi ultimi adottano il bianco come punto di riferimento.

La ripresa degli studi sulla policromia ricomincia dopo la seconda guerra mondiale, e soprattutto a partire dagli anni Sessanta del Novecento, fino a diventare un nodo centrale del dibattito odierno.

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Un caso studio. La testa di Amazzone dipinta rinvenuta nella Basilica Noniana di Ercolano nel 2006
Maria Paola Guidobaldi, Valeria Moesch

I recenti lavori (2006) di sistemazione del fronte di scavo occidentale della Basilica Noniana di Ercolano (Regio VII), edificio pubblico eretto in età augustea dal senatore M. Nonio Balbo, hanno restituito una testa in marmo pentelico con decorazione policroma. La testa, collegabile al tipo dell’Amazzone, si data anch’essa all’età augustea. Le analisi delle superfici colorate hanno rivelato che per le parti dipinte fu usato come legante o il bianco d’uovo o l’uovo intero.     

The recent settlement works (2006) of the western side of the excavations of the Basilica Noniana in Herculaneum (Regio VII), public building erected in the Augustan age by the senator M. Nonius Balbus, discovered a pentelic marble head with a polychrome decoration. The head, connected to the type of the Amazon, is also datable to the Augustan age. The analysis of the colored surfaces have revealed that for the painted parts an egg or the white part of an egg were used as a binder.

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