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NASCITA E DIFFUSIONE DELLA PALETNOLOGIA

Uno sguardo all’Europa: le prime scoperte, la nascita della paletnologia al Congresso di La Spezia (1865) e i “Congressi Internazionali” nel XIX secolo

In tutta Europa nel corso dell’Ottocento si alzano voci e crescono fermenti: “il clima culturale dell’evoluzionismo doveva risultare decisivo per l’accettazione, da parte del mondo scientifico, dell’esistenza di una fase antica dell’età della pietra (il “Paleolitico” di Luddock), databile al Pleistocene” (GUIDI 1988, p. 21).
Fin dal 1825, Boucher de Perthes raccoglieva asce bifacciali nelle ghiaie alluvionali della valle della Somme, e più tardi Pengelly trovava materiali analoghi in una grotta di Brixham. Tuttavia soltanto il 26 maggio del 1859, cinquantaquattro anni dopo le esplorazioni nella valle della Somme, Prestwich leggeva alla Reale Società degli Antiquari di Londra la relazione definitiva, che sanciva l’autenticità delle scoperte di Boucher de Perthes.

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La paletnologia in Italia

La fase più significativa nell’organizzazione della disciplina della paletnologia in Italia viene ricondotta da Alessandro Guidi agli anni dell’emergenza e del consolidamento dell’unità nazionale.
Fra le personalità che prepararono il terreno favorevole alla nascita della disciplina, nei primi decenni del XIX secolo, si ricordano l’abate Giani in Lombardia (scopritore delle sepolture di Sesto Calende nel 1824), il geologo Giuseppe Scarabelli e il conte Giovanni Gozzadini in Emilia; il primo, scopritore verso la metà del secolo nell’Imolese di armi antiche in pietra dura del Paleolitico e del Neolitico; il secondo, scopritore dei resti della antica necropoli vicino a Villanova nei pressi di Bologna. Gozzadini fu anche l’ideatore del circolo politico scientifico e letterario di rilevanza europea che trovò sede in casa sua e venne frequentato assiduamente nei decenni successivi da Chantre, Evans e de Mortillet.

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La situazione in Liguria

Gli studiosi fiorentini del Comitato di Ricerche di Paletnologia Umana di Firenze trovarono un buon accordo con i colleghi liguri nel portare avanti posizioni anti-pigorinianee e antiromane: basti pensare – in seguito alla fondazione dell’Istituto di Paleontologia Umana nel 1927 – all’attività di Luigi Cardini ai Balzi Rossi (Ventimiglia – IM) e alle Arene Candide a fianco di Luigi Bernabò Brea ed alle relazioni che egli intrattenne con il Museo Civico di Archeologia Ligure di Genova (GARIBALDI 2008, p. 300), oppure all’atteggiamento di Issel, emerso nella disamina del fondo che porta il suo nome, conservato all’Istituto Mazziniano di Genova (BONCI – FIRPO – ROSSI 2008, p. 263).

Approfondimenti:
LA PALETNOLOGIA E LE COLLEZIONI SCIENTIFICHE A GENOVA E NEL PONENTE LIGURE
TAPPE FONDAMENTALI DELLO SVILUPPO DELLA PALETNOLOGIA IN LIGURIA

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